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8th
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Franti dixit

sia il boss che patti smith stavano registrando più o meno nel medesimo periodo un proprio disco negli stessi studi, i celebri record plant di nyc, quelli inaugurati con “electric ladyland” di jimi hendrix, per capirsi (lo preciso perché col tempo diventeranno più famosi i record plant di los angeles).
ora, c’è da sottolineare che entrambi venivano da un brutto periodo: springsteen dalle beghe legali che dopo “born to run” l’avevano fatto fermare a lungo e patti dalla notoria caduta dove si ruppe il collo cadendo dal palco a tampa (non sono sicurissimo) in florida (sono sicurissimo perché a suo tempo pensai: “che cazzo vai a fare a suonare nella flo-ri-dah del cazzo!”) mentre ballava alla derviscia sulle note di “ain’t it strange”.
secondo me “darkness on the edge of town” (l’album che bs stava registrando che è anche quello, tra i suoi, che preferisco) è così cupo rispetto alla consueta produzione del boss proprio in seguito agli spiacevoli eventi che l’avevano costretto a restare fermo, mentre la smith tornava a nuova vita dopo un anno di “collarino” e esercizi riabilitativi e aveva voglia di più “leggerezza” (“easter”, l’album che stava incidendo è il suo più “easy” della prima produzione che va fino a “wave”, non foss’altro perché fu prodotto da quel volpone di jimmy iovine).
fatto sta…
springsteen aveva un mucchio di nuove canzoni tra cui scegliere, causa anche il fermo di cui sopra, e molte vennero perciò accantonate. da quelle session ci han pescato in tanti (la “fire” di robert gordon, per dirne una, e altre che mo su due piedi onestamente non ricordo) e lo stesso bruce ne utilizzò una manata o quasi per il successivo “the river” (tra cui “the ties that bind” che forse non a caso apre il disco), il quale infatti uscì come doppio vinile.
e arriviamo a “because the night”: come spesso succede durante le session negli studi (1), e in più suonavano in sale attigue, i due fecero amicizia e si scambiarono impressioni sui reciproci lavori e a patti piacque quella canzone, che springsteen aveva già inciso ma che aveva escluso perché poco o punto in linea con il mood del disco che stava incidendo. patti nel farla sua cambiò il testo spostando l’ottica, ovviamente, da un punto di vista femminile. facile che sia stato iovine a renderla meno ispida dell’originale, sta di fatto che “easter” fu l’album più facile ma anche (o proprio per questo) quello che fece scoppiare il fenomeno patti smith group e diede grande fama (e dinero) a lei. la doppia firma, manco a dirlo, fece sì che “because…” uscì come primo singolo di “easter” e se se ne accorse perfino uno come enrico “fuorisincrono” ghezzi, vuol dire che aveva il suo bel “tiro”, no?
springsteen non ha mai inciso il pezzo su un album ufficiale se si eccettua il box “live 1975-85”; nelle esecuzioni dal vivo, comunque, the boss ha mantenuto il suo testo originario.
di cover (cioè un pezzo originale rieseguito da qualcun altro, per chi non fosse addentro), proprio per la sua universalità (leggi: non dà fastidio a orecchie meno scartavetrate) ne esistono a mucchi; voglio dire, l’han rifatta perfino kim wilde (!) con la royal philarmonic orchestra e i 10.000 maniacs… la migliore, per me, resta quella di beki bondage del gruppo punk vice squad, la peggiore senz’altro quella di nina moric (sì, proprio l’ex di fabrizio corona, che quando la presentò per la prima - e unica? - volta “”dal vivo”” in non so quale cesso di discoteca, ebbe pure il coraggio di “”cantarla”” in playback!)