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Kathe dixit

Nel suo commento al mio post precedente, Perlasmarrita ha scritto: “Una curiosità: ma cosa si prova a stare tanti anni nella stessa scuola e a veder ogni anno cambiare “panorama” anche se di poco? Mi riferisco a alunni che vanno via e che arrivano, a colleghi che cambiano…
L’essere sempre uguali e sempre diversi. Mi interesserebbe moltissimo leggere le tue impressioni :))”. Credo che la risposta meriti un post, visto che non credo mi sarà possibile tradurre in poche righe quella che è quasi tutta la mia vita, non solo quella lavorativa!  Io ho frequentato la Scuola Media della mia città nella sezione B, un corso che, ai tempi, era considerato “d’elite”, tutto femminile, con professori che si comportavano come alle superiori ( esigentissimi!), dove non si sentiva mai una mosca volare e gli insegnanti non dovevano mai alzare la voce per richiamare qualcuno, tantomeno apporre note disciplinari per ottenere un comportamento corretto. Una classe modello, insomma. Pochi anni dopo, a diciotto anni, eccomi nuovamente nella stessa scuola, “dall’altra parte della barricata”, per la mia prima supplenza, per ritornarvi poi definitivamente a ventitré, prima come precaria e, pochi anni dopo,  come docente di ruolo. In pratica, a parte il periodo delle superiori e del Conservatorio, si può dire che non abbia mai lasciato questa scuola.All’inizio vi avevo trovato il mio vecchio preside e anche alcuni dei miei ex insegnanti. Devo dire che mi avevano accolta molto bene e con una, la collega di Francese,  ero diventata anche molto amica. Mi avevano spiegato altresì di essere fortunata perché, quando avevano cominciato ad insegnare loro, i colleghi anziani non usavano dare confidenza ai giovani e una stretta gerarchia  li aveva fatti sentire a disagio ed “inferiori” per molti anni. Insomma, pare che ai loro tempi gli insegnanti “matricole” non avessero alcuna voce in capitolo ne’ sulla valutazione degli alunni, ne’ sulla scelta dei libri di testo, ne’ sulla programmazione e non potessero nemmeno rivolgere la parola ai colleghi anziani, a meno che non fossero direttamente interpellati.Al tempo io avevo portato anche una specie di rivoluzione, perché ero stata la prima ad insegnare a suonare il flauto ai ragazzi e ad accompagnarli al pianoforte. Fino a quel momento l’ora di musica era quella in cui si ascoltava un disco di musica classica o si studiava la trama di un’opera. All’inizio persino i bidelli erano esterrefatti, anche perché i ragazzini, presi dalla foga, suonavano in ogni momento, dal cambio d’ora all’intervallo e, soprattutto i primi tempi, producevano più fischi che note.“ Non potrebbero lasciare a casa quegli ordigni infernali? Ci distruggono le orecchie!” Si lamentavano. Ed io ogni volta dovevo spiegare che i nuovi Programmi Ministeriali prevedevano proprio che si suonasse, e non si poteva lasciare a casa lo strumento, se era necessario esercitarsi anche a scuola! Nel tempo ho visto alternarsi ben otto dirigenti, andare in pensione quasi tutti i colleghi ( ne rimane solo una, rispetto ai miei esordi) e, purtroppo, ho accompagnato al cimitero non solo dei colleghi, ma anche degli alunni, non perché io sia così vecchia, ma piuttosto perché molti di questi sono scomparsi veramente in modo tragico e prematuro.In particolare la mia collega di musica, che aveva studiato con me al Conservatorio e con la quale avevo condiviso tante ansie pre-esami, momenti di studio, spettacoli scolastici ci aveva lasciati improvvisamente, colpita da un ictus, mentre suo figlio era ancora in terza media, proprio in una delle mie classi. Gli alunni che vanno via? In realtà non sono mai realmente andati via. Tanti sono tornati a trovarmi (soprattutto i più discoli, per dirmi: “ Si ricorda di come la facevo arrabbiare? Eppure a me la sua materia piaceva molto, ma era più forte di me, non riuscivo a stare calmo. Adesso mi rendo conto di quanto sbagliassi!”)La maggior parte li incontro lungo la strada, ogni volta che esco di casa, e sempre mi fermo a parlare con loro, per sapere cosa stiano facendo, quanto siano diventati grandi.Qualcuno è venuto a trovarmi anche a casa. Una volta è venuto Enrico, che aveva finito le superiori e aveva bisogno di un consiglio su quale direzione dare alla sua vita. Un’altra volta è arrivato Marco, per portarmi in regalo l’ultimo disco inciso con il suo gruppo. C’è stato poi Francesco, che mi ha consegnato l’annuncio delle sue nozze con Carla, un’altra mia ex allieva. ( e ora hanno pure una bimba!)C’è chi mi scrive mail, come Cristina, che è lanciata nella carriera musicale, e Marco, che è in seminario per diventare sacerdote.Alunni che vanno, alunni che vengono… C’è stato un periodo in cui tutti i miei colleghi erano anziani. Una volta è arrivato un supplente che si è guardato intorno e mi ha chiesto: “Come mai non sei vecchia? Qui mi sembra di stare in un museo. Ovunque cada il mio sguardo, non vedo altro che mummie!”Poi se ne sono andati tutti e, in questi ultimi anni, c’è stato un totale rinnovamento. Adesso la mummia sono io!!!!!!!!!! Però devo dire che con i giovani mi trovo benissimo ( ne sono arrivati parecchi di venticinque anni o poco più). In effetti guardarsi intorno e vedere tanta bella gioventù non è affatto male e questo aiuta a mantenere lo spirito vivace e vitale. I ragazzi sono cambiati in questi anni? Non direi. I bulli ci sono sempre stati, così come i timidi, i disinvolti, i secchioni, e quelli che, ogni anno, ci hanno portati ad un passo dall’esaurimento nervoso. Con nove classi è impensabile che anche quest’anno possa mancarmi il classico rompi…bip. Anzi, so già chi è. Infine: “Che cosa si prova a stare tanti anni nello stesso posto?”Beh, si prova un senso di appartenenza, di familiarità, di sicurezza…E’ un po’ come avere una seconda casa e una seconda famiglia, dove la segretaria-capo era la tua compagna di scuola delle elementari, la tua collega-amica era la tua compagna delle medie e qualche tua collega è pure stata una delle tue prime allieve. Anni e anni di conoscenza e condivisione.Ma non c’è mai nulla di scontato, di noioso, di ripetitivo.Tutto si rinnova, cresce con te, cambia e si evolve.Non si tratta di una scuola di nozioni, ma di una scuola di vita.QUI